I trekking nell’Appennino tosco-emiliano attraversano laghi glaciali, faggete, crinali aperti e borghi di pietra. La montagna qui non raggiunge le quote alpine, ma sarebbe un errore considerarla automaticamente facile: nebbia, vento, neve precoce, fango e lunghe distanze possono rendere impegnativo anche un itinerario noto.
Questa selezione propone sette escursioni o aree per percorsi ad anello tra Emilia-Romagna e Toscana. Non è una graduatoria e non sostituisce le schede ufficiali. Tempi, tracce, deviazioni e accessi vanno controllati sui siti degli enti parco poco prima di partire. Quando il percorso non è un anello perfetto, la soluzione indicata combina tratti ufficiali e deve essere ricostruita solo con cartografia aggiornata.
Il criterio che userei per scegliere non è “qual è la cima più alta?”, ma “quale itinerario resta dentro le mie capacità anche se il terreno è bagnato e la visibilità si riduce?”. È una domanda meno spettacolare, ma permette di tornare con un ricordo migliore.
Prima di partire: leggere le difficoltà
Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano pubblica percorsi a piedi e criteri di difficoltà. Le sigle descrivono il tipo di itinerario, non garantiscono sicurezza. Un percorso T è turistico; E richiede esperienza escursionistica; EE è per escursionisti esperti. Le varianti con il segno più indicano impegno maggiore all’interno della categoria.
Durata e dislivello sono altrettanto importanti. Sei ore su terreno irregolare richiedono allenamento, acqua e luce sufficienti. Il tempo indicato da una scheda non comprende automaticamente fotografie, pranzo, errori di percorso o attese del gruppo. Aggiungi sempre margine e stabilisci un orario di ritorno.
1. Laghi glaciali del Frignano: Lago Santo e Lago Turchino
L’area del Lago Santo Modenese consente di costruire itinerari tra conche glaciali, boschi e tratti più aperti. Il percorso ufficiale dedicato ai laghi glaciali del Parco del Frignano è il riferimento da consultare per traccia, dati tecnici e aggiornamenti. Il Lago Turchino può entrare in un anello più ampio soltanto se condizioni e capacità del gruppo lo permettono.
Il parcheggio e l’accesso in località turistiche possono seguire regole stagionali. Non lasciare l’auto fuori dagli spazi consentiti. In autunno le passerelle, le pietre e le radici diventano scivolose; vicino ai laghi la nebbia può cancellare rapidamente i riferimenti.
Per una giornata più semplice, limita l’escursione a un percorso ufficiale breve nei dintorni del Lago Santo. Non è obbligatorio completare l’anello lungo per godere del paesaggio. La capacità di accorciare il giro è parte della preparazione.
2. Monte Cusna: un anello lungo e fisico
Il Monte Cusna è una delle montagne più riconoscibili dell’Appennino reggiano. La scheda ufficiale del percorso ad anello del Monte Cusna indica circa 5 ore e 30 minuti, difficoltà E, 1.100 metri di dislivello positivo e periodo consigliato da giugno a ottobre. Sono numeri che richiedono rispetto: non è una passeggiata per iniziare a camminare in montagna.
I crinali sono esposti a vento e cambi di visibilità. In autunno controlla eventuale neve o ghiaccio e rinuncia se l’attrezzatura non è adeguata. Porta cartografia, acqua e cibo; verifica la disponibilità dei punti di appoggio senza considerarli garantiti.
Se il gruppo non ha allenamento omogeneo, scegli un itinerario più breve nella stessa area invece di dividerti. La cima non è un obbligo. Tornare indietro prima del previsto può essere la decisione più competente della giornata.
3. Monte Sillara e laghi di crinale
Il Monte Sillara, sul confine tra Emilia e Toscana, domina due piccoli laghi di origine glaciale. Il percorso ufficiale del Monte Sillara è classificato E e riporta circa 6 ore e 30 minuti, 750 metri di dislivello positivo e periodo indicativo da giugno a ottobre.
La durata rende l’orario di partenza fondamentale, soprattutto da settembre in avanti. I tratti di crinale non offrono sempre riparo e la nebbia può rendere complesso l’orientamento. Non affidarti soltanto alla traccia sul telefono: batteria, segnale e precisione possono venire meno.
I laghi sono ambienti fragili. Resta sui sentieri, non abbandonare rifiuti e non disturbare fauna o bestiame. Se incontri cani da guardiania, mantieni distanza, non correre e segui le indicazioni dell’ente parco.
4. Alpe di Succiso: per escursionisti preparati
L’Alpe di Succiso ha pendii e creste che richiedono esperienza. La scheda del Parco nazionale indica per l’itinerario proposto circa 6 ore e 30 minuti, difficoltà E+ e 1.080 metri di salita. Questi dati escludono l’idea di un anello adatto a tutti.
Valuta terreno, esposizione e condizioni insieme a una guida se non conosci la zona. Dopo piogge intense guadi, fango e ruscelli possono modificare i passaggi. In presenza di temporali, vento forte o neve precoce non insistere sul crinale.
Una buona pianificazione comprende il punto in cui interrompere l’ascesa, non soltanto la meta. Segnalo questo itinerario perché è importante descrivere l’Appennino con onestà: alcuni percorsi sono spettacolari proprio perché richiedono preparazione, non perché siano accessibili a chiunque.
5. Anello sui monti di Sant’Anna nel Frignano
L’itinerario Sui monti di Sant’Anna è pubblicato nel portale dei Parchi Emilia Centrale. Prima della partenza scarica o consulta la scheda aggiornata per partenza, lunghezza, dislivello e segnaletica. Non riportare una traccia su una mappa generica senza verificare eventuali variazioni.
La zona alterna bosco e ambienti aperti. In autunno il foliage rende il percorso suggestivo, ma uno strato di foglie può coprire pietre, buche e segni a terra. Bastoncini e calzature con buona presa aiutano, senza sostituire un passo prudente.
Questo anello può essere un’alternativa ai grandi crinali, ma la decisione va presa sulla scheda tecnica e non sul nome. Controlla anche l’accesso stradale al punto di partenza: nei mesi freddi ombra e gelate interessano prima le strade secondarie.

6. Anello dei Sassi di Roccamalatina
Il Parco regionale dei Sassi di Roccamalatina offre un paesaggio diverso dai crinali più alti: guglie rocciose, boschi, campi e piccoli nuclei abitati. L’Anello dei Sassi va individuato nel portale ufficiale e letto nella sua versione aggiornata, perché accessi e tratti possono essere soggetti a manutenzione.
La quota più bassa non elimina il rischio. Roccia bagnata, fango e scale o tratti ripidi richiedono attenzione. Rispetta proprietà, coltivi e aree protette. Se un punto panoramico è chiuso, non aggirare recinzioni per raggiungerlo.
È una scelta interessante nelle mezze stagioni e per chi cerca un’escursione paesaggistica senza puntare a una vetta maggiore. Anche qui, però, confronta difficoltà e lunghezza con le persone presenti. Un itinerario adatto a un adulto allenato può non esserlo per bambini piccoli o per chi soffre di vertigini.
7. Ridracoli e rifugio Cà di Sopra nelle Foreste Casentinesi
Sul versante romagnolo, il bacino di Ridracoli introduce un paesaggio di acqua e foresta. Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi descrive un anello da Ridracoli al rifugio Cà di Sopra. Consulta la scheda e le comunicazioni del parco per accessi, servizi e condizioni.
Il livello del bacino, le aperture della diga, la navigazione e le strutture non sono costanti durante l’anno. Non impostare l’escursione contando su un servizio senza conferma. Nel bosco il terreno resta umido a lungo e l’oscurità arriva prima che nelle aree aperte.
La combinazione tra lago artificiale, faggete e storia del territorio rende il percorso adatto a chi vuole qualcosa di diverso dalla cima. È anche un promemoria: un ambiente accessibile da una strada turistica rimane montagna e richiede preparazione.
Una nota sull’Acquacheta
La cascata dell’Acquacheta è tra i luoghi più noti delle Foreste Casentinesi, ma non va inserita automaticamente in un elenco di passeggiate semplici. Le schede ufficiali possono segnalare itinerari lunghi o classificati EE, oltre a deviazioni e criticità. Controlla la pagina sullo stato dei sentieri del Parco prima di partire.
Se il percorso previsto supera capacità o tempo disponibile, scegli un accesso e un itinerario diverso indicato dall’ente, oppure rinuncia. La notorietà di una cascata non riduce la difficoltà del sentiero che la raggiunge.
Abetone come base e alternativa
L’Abetone è un punto di riferimento sul versante toscano e offre accessi a boschi e crinali. Impianti, rifugi e servizi seguono stagioni e manutenzioni. In autunno verifica cosa è realmente aperto e non usare una pista da sci come percorso escursionistico senza sapere se il transito è consentito e sicuro.
Una base in paese consente di abbreviare la giornata se il tempo cambia, ma le escursioni devono comunque partire da mappe e indicazioni ufficiali. Il confine tra Toscana ed Emilia non ha effetto sul meteo: vento e nebbia interessano l’intero crinale.

Come scegliere il percorso giusto
Confronta cinque elementi: difficoltà tecnica, dislivello, durata, quota ed esposizione. Poi aggiungi le condizioni reali. Un itinerario E su terreno asciutto non è la stessa esperienza dopo pioggia, con ghiaccio o dentro la nebbia. Il componente meno allenato del gruppo deve guidare la scelta.
Per una prima uscita preferisci un percorso più breve, ben segnalato e con possibilità di rientro. Per Cusna, Sillara o Alpe di Succiso servono allenamento ed esperienza coerenti. Se hai dubbi su orientamento o condizioni, affidati a una guida ambientale escursionistica o alpina secondo il tipo di attività.
Meteo, ore di luce e stagione
I temporali estivi, la nebbia autunnale e la neve precoce possono rendere pericoloso il crinale. Consulta bollettini meteo montani e webcam, non una previsione generica della città più vicina. Vento e temperatura percepita possono essere molto diversi dal fondovalle.
In autunno calcola il rientro con ampio anticipo sul tramonto. Il bosco diventa buio prima dell’orario astronomico, specialmente su versanti chiusi. Una frontale deve stare nello zaino, ma non è un invito a programmare il rientro al buio.
In inverno molti di questi itinerari cambiano natura e richiedono capacità e attrezzatura specifiche. Non seguire la traccia estiva su neve senza una valutazione competente del rischio.
Cosa mettere nello zaino
Porta scarponi o scarpe adeguate al fondo, abbigliamento a strati, guscio impermeabile, berretto, guanti, acqua e cibo sufficienti. Aggiungi cartografia, bussola se sai usarla, telefono carico, batteria esterna, frontale e un piccolo kit di primo soccorso.
Una traccia GPX è utile, ma non basta. Scarica le mappe offline e impara a leggere almeno i principali riferimenti. Informa una persona del percorso e dell’orario previsto di rientro. Se cambi itinerario, comunica il nuovo piano quando possibile.
I bastoncini aiutano su fango e discese, ma devono essere usati correttamente. In base a stagione e zona, porta protezione solare, repellente e strumenti richiesti dalle condizioni. Non sovraccaricare lo zaino di oggetti inutili a scapito di acqua e abbigliamento.
Fauna, pascoli e cani da guardiania
L’Appennino ospita fauna selvatica e attività pastorali. Osserva gli animali da lontano, non lasciare cibo e tieni il cane secondo le regole dell’area protetta. La presenza del lupo non giustifica comportamenti aggressivi o avvicinamenti per ottenere immagini.
In prossimità di greggi, rallenta e aggira con distanza se il sentiero lo consente. Davanti a cani da guardiania non correre, non gridare e non agitare bastoni. Segui le indicazioni pubblicate dagli enti parco e, se il passaggio appare problematico, torna indietro.
Raccolta funghi e castagne
Funghi, castagne e altri prodotti del bosco sono soggetti a proprietà, regolamenti, permessi e limiti. Non raccogliere senza aver verificato le norme del territorio specifico. Confini comunali, provinciali e di parco possono comportare regole diverse.
Non consumare un fungo identificato soltanto tramite fotografia o applicazione. Rivolgiti ai servizi micologici competenti. Anche quando la raccolta è consentita, evita di danneggiare il sottobosco e lascia il sentiero in condizioni migliori di come lo hai trovato.
Dove dormire e come organizzare due giorni
Per il Frignano valuta una base vicina al percorso scelto; per Cusna e Succiso cerca una località sul versante coerente con il punto di partenza; per Ridracoli considera i tempi delle strade appenniniche. Non cambiare valle ogni sera soltanto per aggiungere una cima.
Un weekend realistico prevede un’escursione principale il primo giorno e un percorso breve o un borgo il secondo. Se il meteo annulla la camminata lunga, musei, pievi, castelli e paesi dell’Appennino sono vere alternative, non riempitivi.
Chiedi alla struttura se colazione e check-out sono compatibili con una partenza mattutina, se esiste un luogo per asciugare l’attrezzatura e se la strada è accessibile nelle condizioni previste. Prenota i rifugi, ma porta comunque ciò che serve per l’autonomia indicata dal percorso.
Sette idee, nessun obbligo di completarle
Lago Santo, Cusna, Sillara, Succiso, Sant’Anna, Roccamalatina e Ridracoli mostrano sette volti dell’Appennino. Non sono una lista da spuntare né un invito a partire senza esperienza. Ogni escursione riuscita comincia dalla capacità di scegliere e, quando serve, di rinunciare.
Il tocco di viaggio più autentico non richiede una storia inventata. Sta nel rumore delle foglie sotto gli scarponi, nel cambiamento della luce su un lago e nella pausa in cui il gruppo decide insieme di accorciare il giro. La montagna resta bella anche senza una cima raggiunta; spesso il consiglio più utile è quello che permette di tornare un’altra volta.
